Che cosa è e come funziona il 5×1000:
lo strumento di sussidiarietà finanziaria in vigore definitivamente dal 2014

Introdotto con la Legge Finanziaria del 2006 e poi confermato negli anni successivi, il 5 per 1000 viene stabilizzato definitivamente nel 2014 e rinnovato in alcune specificità con la Riforma del Terzo Settore del 2017. 

Per chi conosce lo strumento è un’ovvietà, ma è opportuno ricordare che il 5 per 1000 non è né una tassa aggiuntiva né una donazione, ma uno strumento di sussidiarietà fiscale: si lascia al contribuente la possibilità, con una firma in dichiarazione dei redditi,  di sottrarre allo Stato una quota delle tasse da pagare  – il 5 per 1000, appunto – e di destinarla a enti non profit iscritti nell’elenco dei beneficiari. Anche chi fa solo il Cud può indicare a chi destinare il proprio 5 per mille compilando la scheda integrativa.  

Nel 2018 a sottoscrivere lo strumento sono stati 16,6 milioni di contribuenti su un totale oltre 41 milioni. E’ tuttavia previsto un tetto complessivo di quota raccolta e da redistribuire: 500 milioni di euro fino al 2019, tetto già superato di 21 milioni nel biennio 2017-2018. Con la legge di Bilancio 2020 il tetto sale a 510 milioni nel 2020, 520 milioni nel 2021, e 525 milioni a partire dal 2022. Da più soggetti proviene una spinta forte affinché il limite venga del tutto rimosso per evitare che, una volta raggiunto il tetto, con il crescere delle adesioni e degli stessi enti la quota raccolta si diluisca fra i diversi beneficiari. Tuttavia è prevedibile che nel 2021 il tetto non venga superato a causa dei minori redditi dichiarati nel 2020 in seguito all’epidemia da coronavirus.

Nel 2018 sono state 67mila le organizzazioni iscritte nell’elenco dei beneficiari pubblicato a inizio aprile 2020 (erano 37 mila nel 2006). Questi enti vedranno a breve liquidato il contributo relativo ai redditi 2017, quindi con i previsti due anni di latenza rispetto all’esercizio considerato. I contributi del 2019, relativi ai redditi del 2018, dovrebbero però essere anticipati a fine 2020 come misura di sostegno contro la crisi indotta dal Covid-19.

Al momento della firma è importante indicare il codice fiscale dell’ente a cui destinare il 5 per mille: in caso contrario lo Stato versa comunque i fondi raccolti alle organizzazioni proporzionalmente a quanto hanno già ottenuto, premiando così gli enti che già hanno raccolto le quote maggiori di contributi. 

Dei 500 milioni di euro redistribuiti nel 2018, 318 milioni sono andati a realtà del volontariato; 68 a enti di ricerca sanitari; 64 milioni a università e enti di ricerca scientifica; circa 15 milioni ad attività dei Comuni; 14 a enti sportivi; 1,6 milioni a enti culturali; 243 mila euro infine per la gestione di aree protette.

Luca Ferraiuolo

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