Il 32% delle imprese italiane con oltre venti addetti utilizza già strumenti di intelligenza artificiale, ma solo il 5% ne fa un uso intensivo. L'analisi di Banca d'Italia individua nella curva a J il motivo per cui i benefici sulla produttività non si vedono ancora.

Il 32% delle imprese italiane con più di venti addetti utilizza oggi strumenti di intelligenza artificiale. Ma dietro l’euforia dell’adozione si nasconde un paradosso: sette aziende su dieci che già la usano non hanno ancora registrato alcun effetto sulla produttività. È uno dei risultati presentati da Banca d’Italia nel corso del convegno “La finanza per l’innovazione e l’intelligenza artificiale come leve per lo sviluppo”, organizzato con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), e offre una chiave per capire perché la rivoluzione dell’IA non si sta ancora traducendo in crescita economica.

La curva a J e l’effetto sulla produttività

Il fenomeno ha un nome preciso: “curva a J”. Secondo Sara Formai, economista di Banca d’Italia, la fase iniziale di adozione di una tecnologia general purpose può addirittura produrre un effetto negativo sulla produttività, prima che i benefici emergano. “Abbiamo già assistito a uno scenario simile negli anni Ottanta e Novanta con l’ICT, quando si diceva che i computer stavano ovunque tranne che nelle statistiche di produttività”, ha spiegato Formai. Il motivo, aggiunge, sta negli investimenti intangibili complementari – competenze, riorganizzazione dei processi, nuovi modelli manageriali – che richiedono tempo prima di tradursi in guadagni misurabili.

Il precedente italiano: le complementarità mancate

L’esperienza pregressa non è incoraggiante. Il prodotto per ora lavorata del settore privato non finanziario italiano è cresciuto solo del 6% dall’inizio del secolo, contro tassi compresi tra il 13% e il 34% degli altri grandi Paesi dell’area euro. Una parte consistente del divario, secondo Formai, dipende dalla rivoluzione dell’ICT che l’Italia non seppe sfruttare pienamente: “Uno dei motivi sottostanti questo gap è probabilmente riconducibile alla mancata opportunità che l’Italia non è riuscita a sfruttare della rivoluzione dell’ICT. Non tanto perché mancò la tecnologia, ma perché mancarono le complementarità organizzative e manageriali che la potessero rendere effettivamente efficace”.

Adozione ancora superficiale, soprattutto tra le PMI

I dati confermano che la diffusione dell’intelligenza artificiale in Italia procede, ma resta poco profonda: solo il 5% delle imprese ne fa un utilizzo davvero intensivo, integrato nei processi produttivi, mentre la maggioranza si ferma a un impiego sperimentale, concentrato sulla generazione di testi. Il confronto europeo penalizza il Paese, che continua a inseguire Germania e Spagna, con un divario più marcato tra grandi imprese e piccole e medie imprese. Gli ostacoli principali individuati dalla ricerca sono la carenza di competenze tecniche e manageriali, l’insufficiente integrazione dei dati aziendali, l’incertezza normativa e la difficoltà delle PMI ad affrontare investimenti complessi.

Circa il 70% delle imprese che già utilizzano l’intelligenza artificiale non osserva ancora effetti sulla produttività, ma oltre la metà si attende miglioramenti significativi entro tre anni: un segnale che il potenziale è percepito, anche se non ancora realizzato. La sfida, per l’Italia, non è quindi acquistare nuovi strumenti, ma completare la trasformazione organizzativa che li rende efficaci: competenze, integrazione dei dati, certezza delle regole e sostegno alle piccole e medie imprese. La finestra di opportunità è aperta ora. La J curve insegna che i benefici non arrivano prima degli investimenti. Ma insegna anche che chi ritarda a costruire questo ecosistema rischia di arrivare troppo tardi, quando il vantaggio competitivo sarà già stato conquistato da altri.

Key Takeaways

  • Adozione in crescita ma superficiale: il 32% delle imprese italiane con oltre 20 addetti usa già strumenti di IA, ma solo il 5% ne fa un uso intensivo.
  • Effetto J-curve: come già accaduto con l’ICT, i benefici di produttività emergono solo dopo una fase di investimenti intangibili e riorganizzazione.
  • Il precedente ICT pesa ancora: la produttività italiana è cresciuta solo del 6% dal 2000, contro il 13-34% degli altri grandi Paesi euro.
  • Le PMI restano indietro: il divario di adozione tra grandi e piccole imprese resta il principale nodo da sciogliere.
  • Prospettive: oltre la metà delle imprese che usa l’IA si aspetta benefici tangibili sulla produttività entro tre anni.

Luca Ferraiuolo

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