Una ricerca pubblicata sul Journal of Cleaner Production individua dieci competenze chiave - dall'equità sociale al pensiero sistemico - che rendono la sostenibilità sociale concreta e applicabile in contesti culturali, economici e politici diversi tra loro.

Per anni la sostenibilità è stata raccontata soprattutto attraverso indicatori ambientali: emissioni, energia, biodiversità, economia circolare. Eppure una transizione sostenibile non può reggersi soltanto sulla tecnologia o sugli investimenti. Serve anche una componente meno visibile ma altrettanto decisiva: la capacità delle persone di costruire società più eque, inclusive e resilienti.

È da questa constatazione che parte una ricerca pubblicata sul Journal of Cleaner Production, che ha coinvolto esperti di sostenibilità di 52 paesi in un primo round e di 48 paesi in un secondo, distribuiti su tutti i continenti. L’obiettivo era individuare quali competenze siano necessarie per dare concretezza alla sostenibilità sociale e renderla applicabile in contesti culturali, economici e politici diversi tra loro.

Il risultato è un framework di dieci competenze considerate essenziali per affrontare sfide come disuguaglianze, esclusione sociale, partecipazione democratica, sicurezza delle comunità e qualità della vita.

Equità, inclusione e partecipazione: competenze indispensabili

La competenza ritenuta più importante dagli esperti – con un consenso del 97,8% – è l’equità sociale. Non si tratta soltanto di riconoscere le disuguaglianze esistenti, ma di sviluppare la capacità di promuovere pari opportunità, accesso equo ai servizi e contrasto alle discriminazioni: leggere i meccanismi che generano esclusione e intervenire per correggerli.

Accanto all’equità emerge l’inclusione sociale: comprendere i bisogni di gruppi diversi, valorizzare la diversità e favorire la partecipazione di soggetti vulnerabili. La sostenibilità, in questa prospettiva, non coincide solo con crescita economica o tutela ambientale, ma con la capacità di garantire che nessuno resti ai margini dei processi decisionali.

Una terza area riguarda la partecipazione: comunità sostenibili richiedono cittadini, lavoratori e stakeholder capaci di contribuire alle decisioni collettive. Non è un principio astratto di cittadinanza, ma una competenza concreta fatta di dialogo, ascolto, collaborazione e capacità di incidere sulle scelte pubbliche e organizzative.

Qualità della vita e sicurezza delle comunità

La qualità della vita è l’obiettivo operativo della sostenibilità sociale: le competenze richieste comprendono la capacità di riconoscere e promuovere l’accesso a istruzione, sanità, abitazione, lavoro e servizi essenziali. Non basta garantire la disponibilità delle risorse, occorre costruire sistemi che le rendano realmente accessibili.

Compare anche la sicurezza e la protezione delle persone: comunità sostenibili sono comunità in cui gli individui si sentono sicuri, protetti e in grado di sviluppare relazioni di fiducia. La sicurezza è interpretata in senso ampio, dalla protezione dai rischi fisici alla prevenzione di conflitti ed esclusione.

Le competenze trasversali

Accanto a queste dimensioni più tradizionali, la ricerca individua competenze trasversali con un ruolo strategico crescente. La più rilevante – 96,4% di consenso – è il pensiero sistemico: comprendere le interdipendenze tra fattori sociali, ambientali ed economici. Povertà, cambiamento climatico, salute, accesso alle risorse e coesione sociale sono fenomeni intrecciati, da affrontare insieme e non come problemi separati.

Un secondo elemento chiave è la comunicazione collaborativa: capacità di dialogo, negoziazione, ascolto e costruzione di consenso tra soggetti con interessi differenti, considerata una competenza strategica e non un semplice strumento accessorio.

Tra i risultati più interessanti emerge l’attivismo sociale: la capacità di promuovere cambiamenti positivi, mobilitare le comunità e sostenere iniziative per la giustizia sociale e l’inclusione. La sostenibilità, in questa visione, non è un processo neutrale, ma richiede persone disposte a contribuire attivamente al cambiamento.

La ricerca evidenzia inoltre la necessità di valorizzare conoscenze provenienti da contesti diversi: l’“utilizzo di conoscenze diversificate” è la capacità di integrare prospettive culturali, esperienze locali, saperi tradizionali e conoscenze scientifiche – un aspetto rilevante perché lo studio nasce dalla volontà di superare una visione esclusivamente occidentale della sostenibilità.

Completa il quadro il benessere delle comunità: la sostenibilità sociale non si misura solo a livello individuale, ma richiede coesione sociale, senso di appartenenza, solidarietà e resilienza collettiva.

Cosa cambia per imprese, scuole e politiche pubbliche

Per imprese e organizzazioni il messaggio è chiaro: la sostenibilità sociale non dipende solo da policy, rendicontazioni ESG o investimenti dedicati, ma soprattutto dalle competenze delle persone che devono progettare, implementare e governare questi processi. Formazione, sviluppo delle competenze e cultura organizzativa inclusiva diventano elementi centrali delle strategie di sostenibilità.

Anche le politiche pubbliche possono usare queste competenze come guida per programmi educativi, percorsi universitari, formazione professionale e politiche di sviluppo territoriale. La conclusione dello studio è che la sostenibilità sociale non è una dimensione secondaria rispetto a quella ambientale o economica, ma una condizione necessaria perché le altre dimensioni producano risultati duraturi – e la sua realizzazione passa prima di tutto dalle persone: dalle loro conoscenze, capacità relazionali e disponibilità ad agire per comunità più giuste, inclusive e resilienti.

Fonti

Lo studio – “Social sustainability competencies: a globally informed reference framework integrating non-Western and Western expert perspectives across all continents” – è firmato da un team dell’Università di Oulu, in Finlandia, e dell’Università di Neuchâtel, in Svizzera, con il sostegno dell’Eudaimonia Institute. È pubblicato in accesso aperto sul Journal of Cleaner Production: doi.org/10.1016/j.jclepro.2026.148370.

Key Takeaways

  • Le competenze sono considerate dagli esperti una condizione indispensabile per trasformare la sostenibilità sociale in azioni concrete.
  • Equità, inclusione e partecipazione sono le tre competenze sociali che raccolgono il più ampio consenso internazionale.
  • Il pensiero sistemico è la competenza trasversale più importante per comprendere le interdipendenze tra dimensione sociale, ambientale ed economica.
  • Comunicazione collaborativa e attivismo sociale sono considerati strumenti essenziali per guidare il cambiamento nelle comunità e nelle organizzazioni.
  • Per imprese, scuole e istituzioni, investire nelle competenze può avere un impatto sulla sostenibilità almeno pari a quello degli investimenti tecnologici.

Luca Ferraiuolo

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